Il dibattito sulla figura di Cristoforo Colombo è molto acceso e, da tempo, divide le opinioni. Da un lato, viene visto come il navigatore che ha scoperto un nuovo continente, ma dall’altro viene accusato di genocidio verso i popoli nativi. In questo articolo, si cerca di capire chi fosse realmente Colombo e come dovremmo giudicarlo oggi.
Sicuramente è stato uno dei più grandi navigatori, tuttavia le sue azioni non si limitano alla scoperta di nuovi territori, ma includono crimini contro le popolazioni indigene, come tortura, schiavitù e la morte di migliaia di essi. Secondo Consuelo Varela, una storica di Siviglia – che ha studiato i documenti del processo contro Colombo e la relativa testimonianza di ben 23 persone che hanno confermato le torture subite – questi sono i documenti più importanti sulla vita di Colombo apparsi nell’ultimo secolo. Da questo studio intenso la Varela ha pubblicato il libro “La caduta di Cristoforo Colombo“, in cui sono raccontate per l’appunto le torture inflitte da Colombo ai suoi sottoposti durante il primo periodo del suo governo nell’attuale Repubblica Domenicana. Alcuni documenti storici raccontano di torture brutali inflitte per piccoli furti (ad esempio a un giovane indigeno che fu scoperto rubare grano furono tagliate orecchie e naso, fu incatenato e divenne uno schiavo) e punizioni disumane inflitte a chi gli si opponeva.
In quest’ ottica possiamo affermare che Colombo non rispettò mai il “relativismo culturale”, un principio che implica il rispetto delle differenze culturali e la dignità delle altre popolazioni. Considerava, infatti, i nativi come inferiori e degni solo di essere sfruttati. Non solo ignorò le leggi e le tradizioni locali, ma impose il cristianesimo con forza, cercando di convertire i nativi e distruggendo le loro culture.
Nonostante le accuse di genocidio, molti continuano a vedere Colombo come un eroe, celebrandolo nel “Colombus Day”, in omaggio alla scoperta dell’America nel 1492. Questo evento ha avuto un impatto enorme sulla storia mondiale, creando nuovi scambi culturali e commerciali. Tuttavia, sebbene la scoperta dell’America sia stata fondamentale, essa ha anche portato alla sofferenza e alla distruzione di popolazioni indigene che vivevano pacificamente nei territori conquistati. Le sue azioni non possono essere giustificate semplicemente dal contesto storico in cui viveva, perché le atrocità che ha compiuto non possono essere minimizzate. Alla luce delle nuove testimonianze storiche, è difficile continuare a vedere Colombo come un eroe. Sebbene la sua impresa abbia avuto implicazioni storiche enormi, le sue atrocità verso i nativi americani non possono essere ignorate. La sua figura dovrebbe essere rivalutata, riconoscendo la gravità dei crimini commessi.
Colombo è responsabile di violazioni dei diritti umani e la sua “scoperta” ha avuto come conseguenza diretta un genocidio che non può essere dimenticato. Pertanto, dovrebbe essere ricordato non solo come grande navigatore, ma anche come un uomo che ha causato sofferenza e distruzione. Negli ultimi anni la figura di Colombo è stata dunque messa in discussione.
In America, per esempio, sempre più statue di Colombo sono state abbattute o vandalizzate, poiché molti ritengono che non debba essere visto come un salvatore. Nel 2017, il giornale “Il Sole 24 Ore” ha evidenziato questi atti di vandalismo, e la proposta di alcuni stati del Sud America di sostituire il “Columbus Day” con l'”Indigenous Day” – non accettata dall’ allora presidente Donald Trump, che invece considerava Colombo un grande eroe, ispiratore di altre esplorazioni nonostante le incertezze estreme e le enormi perplessità. Della stessa visione lo storico Girolamo Imbruglia nel suo saggio “Alla conquista del mondo: la scoperta dell’America e l’espansione europea” (1998) in cui descrive Colombo come un “illuminato” del suo tempo, concentrandosi sulla sua figura dell’esploratore alla ricerca nuove vie commerciali, simbolo delle nuove avventure.
Tuttavia, durante il suo periodo come governatore delle Indie Occidentali, Colombo fece vivere agli indigeni e agli schiavi veri e propri inferni, infliggendo loro torture e violenze disumane. A causa di queste atrocità, non è difficile considerarlo un genocida, come afferma il giornalista Francesco Tortora nel suo articolo sul “Corriere della sera” (2006) in cui lo definisce “un despota senza rispetto per i suoi sottoposti.” L’esploratore venne infatti rimosso dalla carica di governatore nel 1499 a causa delle atrocità che aveva commesso sulla popolazione locale.
In conclusione, la figura di Cristoforo Colombo non può più essere vista solo sotto una luce eroica. Le sue scoperte, pur avendo avuto un impatto storico enorme, sono state accompagnate da gravi violazioni dei diritti umani, e la sua figura deve essere rivalutata in modo critico, senza ignorare le sofferenze e la distruzione che ha causato.
Tommaso Lazzaretti e Pietro Girotto – 3AMM
