Riflessione a margine dell’intervento del filosofo Umberto Galimberti, ospite al Festival della Salute 2025 di Padova sul tema dell’eutanasia.
Durante il Festival della Salute, svoltosi a Padova dall’8 all’11 ottobre, il filosofo Umberto Galimberti ha richiamato l’attenzione sulla libertà dell’individuo rispetto alla mera esistenza biologica. Ha infatti affermato che se la vita è un dono, chi lo riceve deve poterlo gestire liberamente, chiedendosi a che serve obbligare chi soffre a vivere contro la propria volontà?
L’eutanasia è uno dei temi più delicati e discussi del nostro tempo. Con questa parola intendiamo la possibilità di porre fine alla propria vita in modo consapevole e assistito, quando una persona è affetta da una malattia incurabile e soffre dolori insopportabili che nessuna cura può alleviare. Si tratta di un argomento che coinvolge la medicina, la legge, la morale e soprattutto, la libertà individuale. In molti Paesi europei, come l’Olanda e la Svizzera, l’eutanasia, o il suicidio assistito, sono legali e regolamentati. In Italia, invece, il dibattito è ancora aperto e spesso ostacolato da posizioni religiose, politiche o ideologiche. L’eutanasia, come dice il filosofo Umberto Galimberti, rappresenta un atto di libertà, di umanità e di rispetto verso chi soffre, e quindi dovrebbe essere riconosciuta come diritto umano. Ogni individuo ha diritto di decidere della propria vita, del proprio corpo e del proprio destino. Se la libertà ha un senso, deve valere anche nei momenti più difficili. Nessuno dovrebbe essere obbligato a sopportare sofferenze fisiche o psicologiche insopportabili, solo perché la legge lo impone. La libertà di scegliere quando e come morire non significa disprezzare la vita, ma riconoscere che la vita non è solo “durare” ma anche “vivere con dignità”. Molti malati terminali si trovano in condizione che non possono più muoversi, comunicare o essere autonomi. Alcuni sono mantenuti in vita artificialmente attraverso macchinari e cure invasive. L’eutanasia permette di morire in modo sereno nel rispetto della propria volontà e senza umiliazione. Aiutare una persona a porre fine alla propria sofferenza può essere un atto di compassione. Chi ama davvero una persona non vuole vederla soffrire inutilmente. Per i familiari e i medici, accettare la richiesta di eutanasia non dovrebbe essere concepita come una forma di egoismo e freddezza, ma come gesto di empatia profonda, che riconosce la volontà e il dolore dell’altro. Legalizzare l’eutanasia avrebbe anche un valore sociale e civile. Oggi molte persone che desiderano morire in modo dignitoso sono costrette a recarsi all’estero, ad esempio in Svizzera. Questo comporta enormi costi economici e psicologici, oltre che disuguaglianze tra chi può permetterselo e chi no. Una legge chiara in Italia renderebbe tutto più umano e trasparente, evitando abusi e garantendo controlli rigorosi. Naturalmente l’eutanasia suscita anche molte critiche. La più comune è che la vita è sacra e nessuno ha diritto di toglierla, nemmeno sé stesso. Questa posizione, sostenuta dai religiosi, parte dall’idea che la vita sia un dono che va accettato fino alla fine. È una posizione rispettabile, ma non può diventare una legge per tutti. Viviamo in uno Stato laico dove ogni cittadino può decidere in base alla propria morale. Un’altra obiezione sull’eutanasia è rappresentata dall’abuso che spingerebbe le persone più fragili, come anziani o depressi, a scegliere la morte anche quando non è davvero la loro volontà. È un rischio morale ma non un motivo per vietarla del tutto. Si possono stabilire regole: la decisione deve essere libera, consapevole e accompagnata dal parere dei medici e degli psicologi. In questo modo si sviterebbe ogni forma di pressione esterna e si tutelerebbe chi è più vulnerabile. Infine, c’è chi teme che accettare l’eutanasia significhi svalutare la vita. Al contrario, significa darle valore, perché rispettare la vita non significa prolungarla a ogni costo, ma rispettare la volontà e la dignità di chi vive. In conclusione, l’eutanasia non è una scelta contro la vita, ma a favore della libertà e della dignità. Ogni persona dovrebbe avere il diritto di decidere se continuare a vivere quando la vita diventa solo dolore e sofferenza. Legalizzare l’eutanasia non significa spingere le persone a morire ma accompagnarle ad una scelta consapevole. Una società civile non è quella che obbliga a vivere a qualunque costo ma che accompagna con rispetto, umanità e amore chi decide di lasciare questo mondo in pace.
Rhianne Testa – 4ATN
