Riflessioni e suggestioni a margine della “Gita con l’autore”, seguita alla lettura del romanzo “L’angelo del Grappa” di Loris Giuriatti, da parte delle classi del biennio.
L’autobus fa fatica a gestire i numerosi tornanti per arrivare sul Grappa: siamo tutti stranamente silenziosi per essere in gita.
Guardo fuori dal finestrino: le case in basso diventano sempre più piccole e davanti a noi solo montagna selvaggia. Sembra come se quel posto ci chieda di fare silenzio e portare rispetto.
Sceso dall’autobus una brezza di aria fresca, pulita, incontaminata, che non conosce le ciminiere degli stabili industriali e le acque inquinate delle grandi città, m’investe in un vortice di polline; odore di erba bagnata, caglio fermentato e soppressa appena affettata…
Non è la prima volta che visito il Sacrario del Grappa e, purtroppo, oggi la nebbia è talmente densa da intravedere a fatica la valle sottostante in un’atmosfera ancora più isolata e sperduta, che ti fa concentrare onorando i caduti che riposano sotto questa terra.
Dopo una breve merenda, io e i miei compagni ci siamo incamminati insieme a Loris Giuriatti, nostra guida e autore del romanzo “L’Angelo del Grappa”, letto in classe, per iniziare la visita guidata del Sacrario.
E ‘ stato sorprendente incontrarlo, vederlo uscire dal libro e parlarci dal vivo come guida: si percepiva la sua passione, che ci ha coinvolti immediatamente: dall’introduzione alla Prima Guerra mondiale attraverso l’attività di role playing, immaginando di essere soldati dell’epoca, alla sua richiesta di farci scegliere un nome di uno dei caduti del Sacrario per farlo nostro, approfondendo in seguito la storia.
La prima tappa è stata la visita al Sacrario militare: quando mi sono trovato davanti a quella grandissima scalinata, mi è venuto un nodo alla gola. Erano ragazzi della mia età: in quel momento la storia da disciplina da studiare si è trasformata in verità.
Dopo la pausa pranzo nei pressi del Rifugio Bassano, abbiamo proseguito per la visita alle trincee in località Camposolagna.
Prima di dividerci per la visita alle trincee, c’è stato un momento collettivo di condivisione con l’autore sul suo romanzo, dove abbiamo potuto rivolgergli domande e chiedergli curiosità, anche sulla sua passione per la scrittura.
Nelle gallerie era tutto stretto, umido e buio: in quel momento ho provato a pensare a come si vivesse lì dentro. Toccare con le mani la roccia fredda, dove un secolo fa si nascondevano dei ragazzi della mia età mi ha fatto venire la pelle d’oca.
Sebastiano Zambon e Filippo Zoff -1DT
