Noi tutti oggi viviamo in un mondo che ci chiede continuamente di mostrare il nostro corpo, di modificarlo, di perfezionarlo, soprattutto nei social. Ma quante volte ci fermiamo davvero a comprenderlo? Il corpo è molto più che un semplice involucro: è lo strumento più usato nella storia per descrivere la perfezione. È ciò che ci accompagna in ogni gesto quotidiano, è ciò che comunica al mondo chi siamo prima ancora che apriamo bocca. Nel corso della storia, il corpo ha assunto ruoli profondamente diversi: celebrato nelle arti, sfruttato nel lavoro, giudicato socialmente, usato per trasformare la mente per cambiare ciò che siamo in quello che vorremmo essere. Cercherò di analizzare i diversi contesti che secondo me sono i più “importanti” dove il corpo ha giocato un ruolo centrale, per comprenderne non solo l’evoluzione, ma anche l’attualità e il significato profondo.

Il corpo nell’arte: tra ideale e rappresentazione

L’arte, fin dai suoi albori, ha sempre trovato nel corpo umano un soggetto privilegiato. Nell’antica Grecia, gli scultori cercavano individui delle proporzioni perfette, convinti che il corpo fosse il riflesso dell’ordine dell’universo. Ma è con l’Umanesimo e il Rinascimento che il corpo acquista una centralità nuova, diventando simbolo della bellezza umana e spesso non era la bellezza del fisico a essere trasmessa, ma vedendo quell’immagine perfetta si trasmetteva immagini al di fuori del solo aspetto fisico.

Pittori e scultori come Michelangelo, Raffaello e Leonardo da Vinci hanno esplorato la forma fisica non solo per rappresentarla, ma per celebrarla. Il David di Michelangelo, scolpito nel marmo, è l’esempio più noto: un corpo forte, giovane, proporzionato, ma anche profondamente umano. La sua posizione fiera e consapevole lo rende molto più di una figura estetica: è un’idea di perfezione, di equilibrio tra forza e pensiero.

Anche Leonardo, con il suo Uomo Vitruviano, ha cercato una misura perfetta, un rapporto matematico tra le parti del corpo che parlasse della connessione tra uomo e cosmo e questa cosa fa riflettere ancora di più, perché essendo proporzionato in tutto il corpo è pur sempre diverso in ogni persona che esista.

In questo modo, l’arte ha permesso al corpo di uscire dalla banalità del quotidiano, diventando simbolo di ciò che l’uomo può essere quando si conosce, si misura e si supera.

Il corpo come forza lavoro: costruire la grandezza a mani nude

Se l’arte ha celebrato il corpo, la storia concreta ne ha anche fatto uso. In molte epoche, il corpo umano è stato principalmente uno strumento di lavoro e di fatica, fondamentale per realizzare imprese architettoniche che ancora oggi ammiriamo. Le piramidi d’Egitto, costruite da migliaia di operai e schiavi, sono monumenti non solo alla potenza dei faraoni, ma anche alla resistenza del corpo umano. Queste opere non sarebbero mai state possibili senza braccia forti, spalle capaci di sollevare e trasportare pietre enormi, gambe instancabili e pensare che costruzioni del genere siano state costruite da “esili” umani fa davvero riflettere la forza del corpo umano, anche mentale perché se non si fossero ingegnati non sarebbe mai stato possibile. Anche nel Medioevo e nell’antica Roma, i corpi venivano sfruttati fino all’estremo per innalzare cattedrali, anfiteatri, acquedotti. In questi contesti, il corpo era essenziale ma spesso disumanizzato, ridotto a forza bruta. Eppure, senza questi corpi sacrificati, la nostra storia visibile, quella fatta di pietra, di monumenti, di città; non esisterebbe. Riflettere su questa dimensione ci aiuta a capire che il corpo non è solo ciò che si vede nei musei o nei quadri, ma anche ciò che ha creato il mondo in cui viviamo.

La perfezione che non si trova mai: il paradosso del bodybuilding

Oggi il corpo è ancora centrale, ma in forme nuove e spesso contraddittorie. Il desiderio di raggiungere la perfezione fisica è diventato per molti una vera e propria ossessione. Per esempio il bodybuilding è un esempio chiaro di come il corpo venga scolpito non più dal lavoro forzato o dall’arte, ma dalla volontà personale e dalla pressione sociale. Ore in palestra, diete rigide, sacrifici quotidiani per modellare ogni muscolo per una perfezione che mai avrà. Paradossalmente, più ci si avvicina alla perfezione, più ci si sente inadeguati. Si sviluppa così un senso di frustrazione e insoddisfazione continua, che può portare a disturbi psicologici gravi. La società dei social network amplifica tutto questo, mostrando corpi filtrati, modificati, artificiali come standard da raggiungere. In realtà, ogni corpo ha il proprio valore, e la vera forza sta nel riconoscere i propri limiti senza rinunciare al miglioramento. La perfezione, quando diventa un’ossessione, ci allontana da ciò che il corpo è davvero, uno strumento per vivere, non un oggetto da esibire.

Allenare il corpo per allenare la mente

Ma il corpo non è solo qualcosa da modellare o da mostrare: è anche uno strumento per rafforzare la mente. L’attività fisica ha dimostrato effetti positivi enormi sulla salute psicologica. Correre, nuotare, fare yoga o anche solo camminare migliora l’umore e il rendimento generale di un individuo, aumenta la concentrazione e riduce lo stress. In questo senso, il corpo diventa un ponte tra il benessere fisico e quello mentale. Molte culture orientali, ad esempio, non separano corpo e mente, ma li considerano parti dello stesso processo di crescita. L’allenamento fisico, se vissuto con equilibrio, ci aiuta a sviluppare disciplina, pazienza, resilienza che se applicate per cose anche al di fuori dell’allenamento cambiano radicalmente la vita quotidiana. Quando impariamo a gestire la fatica fisica, impariamo anche a gestire la fatica mentale, perché come dice David Goggins “smetto quando ho finito, non quando sono stanco”. Superare un limite durante una corsa diventa un messaggio potente: se posso farcela con il mio corpo, posso farcela anche con la mia vita, è tutta una questione mentale in fine perché se non hai la testa il corpo è solo li fermo ad aspettare stimoli. Il corpo, quindi, non è solo estetica, ma educazione alla vita di tutti i giorni.

Il corpo come primo giudizio: tra apparenza e discriminazione

Nonostante questi aspetti positivi, il corpo resta anche uno dei principali strumenti di giudizio sociale. È la prima cosa che gli altri vedono, e spesso anche la prima per cui veniamo giudicati. Altezza, peso, forma, colore della pelle, disabilità: tutto può diventare motivo di esclusione o discriminazione. Il fenomeno del body shaming (deridere o umiliare qualcuno per il suo aspetto fisico) è purtroppo sempre più diffuso, soprattutto online. Questo atteggiamento crea insicurezza, ansia, disagio psicologico, soprattutto tra i giovani. Le pressioni sociali legate all’aspetto fisico portano molti a nascondersi, a vergognarsi del proprio corpo, a non sentirsi mai “abbastanza”. Dobbiamo imparare a guardare il corpo altrui con rispetto e il nostro con comprensione. Ogni corpo racconta una storia diversa, e non esistono corpi giusti o sbagliati: esistono solo corpi che meritano dignità. Non bisogna avere paura di mostrare quello che si è veramente, perché la maggior parte degli “haters” sono persone nascoste dietro a uno schermo che provano solo invidia in quello che vedono, e non riescono a frenare il loro impulso di criticare una cosa che sanno bene che non riusciranno mai a fare.

David Goggins: quando la mente plasma il corpo

Un esempio straordinario di quanto appena detto nel paragrafo 5 è che la forza mentale possa trasformare anche il corpo e descriverò la cosa con la storia di David Goggins. Da ragazzo obeso, insicuro e con un passato di abusi familiari, Goggins ha deciso di cambiare radicalmente la sua vita.Con una disciplina mentale ferrea, ha perso decine di chili e si è trasformato in un atleta estremo, per l’esattezza ha perso 50kg in 3 mesi, mangiando 500kcql giornaliere e allenandosi giorno e notte, capace di correre ultramaratone, superare durissimi addestramenti militari e affrontare prove fisiche che sembrano impossibili. Ma ciò che mi colpisce di più della sua storia non è il cambiamento fisico, bensì quello interiore. Goggins insegna che senza una mentalità forte, il corpo è inutile, perché si arrende ai primi ostacoli. Al contrario, con la giusta determinazione mentale, il corpo può essere spinto oltre ogni limite immaginabile. La sua vicenda ci ricorda che la vera forza non nasce dai muscoli, ma dalla volontà. Sono davvero ossessionato da questa figura, mi ha aiutato un sacco ad accettare quello che ero veramente, un ragazzino svogliato che aveva paura di mettersi in gioco per paura di essere giudicato. Fino a quando un giorno mi sono detto “basta adesso devo farlo” e ho capito dopo tutto questo che è solo l’inizio la parte dura della scalata, come a scuola, la prima superiore è l’anno con più caduti proprio perché non hanno la disciplina di mettersi in gioco. Consiglio di leggere il suo libro “can’t hurt me” ovvero niente può fermarmi. Un libro davvero bello e che fa riflettere veramente della tua vita tra quello che sei e quello che vuoi essere veramente, che niente di bello è facile, se fosse facile avere gli addominali scolpiti ce li avrebbero tutti e quindi non sarebbe più una cosa così bella ma diventerebbe scontata. Quindi ricordate sempre di mettervi in gioco e di non ascoltare le opinioni degli altri quando ti stai mettendo in gioco per te stesso.

Il corpo: uno specchio dell’anima o solo un involucro?

Il corpo è il nostro primo compagno di viaggio nella vita. Ci sostiene, ci limita, ci racconta. È ciò che gli altri vedono, ma anche ciò che noi dobbiamo imparare a conoscere e a rispettare. Nel corso della storia, il corpo ha attraversato infiniti ruoli: è stato esaltato, sfruttato, modificato, umiliato, ma anche celebrato, allenato e trasformato. Oggi più che mai, in una società che vive d’immagine ma cerca profondità, riscoprire il corpo significa riscoprire il senso dell’essere umano. Non basta averne cura esteticamente: bisogna comprenderlo, ascoltarlo, usarlo per crescere ; solo allora il corpo smetterà di essere un peso o un’ossessione e tornerà a essere ciò che è sempre stato, nel bene e nel male, una parte viva e autentica della nostra identità.

Alberto Zandonà – 3AMM