Nel suo romanzo “La chiave a stella” (1978), Primo Levi definiva l’amare il proprio mestiere “l’approssimazione della felicità”. Per me quest’affermazione non è un semplice concetto astratto, ma un invito a considerare il mio futuro professionale sotto una luce diversa. Levi attraverso il suo personaggio, Faussone, mi suggerisce che la felicità non è un colpo di fortuna, ma qualcosa che posso costruire giorno dopo giorno attraverso impegno e passione per quello che faccio.

La mia esperienza tra banchi di scuola e lavoro

Nel mio percorso di studi presso l’ISS “Barsanti-Galilei” ho potuto toccare con mano cosa significhi fare. Nei momenti trascorsi in laboratorio o nei progetti di orientamento (come il corso di saldo a brasatura), ho capito che esiste una soddisfazione personale nel vedere un progetto che prende forma. Ricordo bene quella sensazione di orgoglio quando, dopo ore di tentativi, si riesce a risolvere un problema tecnico complesso. In quel momento la fatica è scomparsa facendo spazio alla felicità di cui parla Levi. E’ la dimostrazione che quando un lavoro è fatto bene, ci fa sentire capaci e utili.

Mercato del lavoro: una sfida possibile?

Osservando il mondo che mi circonda attraverso i mezzi di comunicazione, provo anche un senso di preoccupazione. Spesso sento parlare di un mercato del lavoro difficile, dove la dignità sembra passare in secondo piano rispetto al profitto. Tuttavia, non voglio rassegnarmi all’idea che il lavoro sia solo un peso. Credo che la vera sfida per me e i miei coetanei sia quella di non accontentarsi di un’ occupazione qualunque, ma di cercare un mestiere che rispecchi le nostre inclinazioni. Personalmente essendo una persona molto socievole, che ama parlare molto con gli altri, vorrei insegnare. Il lavoro dei miei sogni, infatti, è l’insegnate delle scuole superiori, e spero di trovare una classe come la mia, così non dovrò lavorare un giorno della mia vita perché, come dice Levi, amare il proprio lavoro è un privilegio, e se uno ama fare qualcosa, per lui sarà sempre un piacere e mai un obbligo.

Guardando il futuro

In conclusione, credo che il lavoro sia il ponte principale tra ciò che sono oggi e ciò che sarò domani. La scuola mi sta fornendo gli strumenti, ma spetta a me metterci la passione e la curiosità necessarie per trasformare una professione in una fonte di gioia. Non cerco una felicità costante, ma spero di realizzare il mio sogno di diventare insegnante, così ogni sera potrò tornare a casa con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono e importante. Questo è per me il vero senso della dignità umana.

Luca Stetco – 4 ATN