Quando sentiamo la parola “guerra” la associamo subito a qualcosa di terribile, ma spesso pensiamo che sia lontana da noi, come se fosse un problema solo di altri paesi. In realtà, la guerra è una presenza continua nel nostro mondo e, anche se non ci coinvolge direttamente, ci colpisce attraverso le immagini, le notizie e le storie che ci arrivano ogni giorno che dovrebbero farci pensare invece di guardarle e dire: “per fortuna non sono lì”.
Personalmente, sento questo tema molto vicino perché sono di origine rumena e so che il mio paese ha vissuto momenti difficili nel passato. Inoltre, essendo vicino all’Ucraina, la Romania ha accolto tanti rifugiati, e anche nella mia famiglia si parla spesso della guerra e delle sue conseguenze. Questo mi ha fatto riflettere su quanto la pace sia fragile e preziosa, e su quanto sia importante non dare nulla per scontato. Infatti recentemente sento sempre più notizie da familiari che abitano lì e ammettono di avere sempre più paura di questo conflitto visto che si avvicina sempre di più al confine rumeno.
La guerra nella letteratura
Negli anni la guerra è stata spesso raccontata nella letteratura, ma non solo come un fatto militare. Ad esempio, Ariosto mescola guerra e amore, mentre Tasso presenta la guerra come una forza misteriosa, quasi inevitabile. Queste opere ci fanno capire che dietro ogni conflitto ci sono persone vere, con sogni, paure e desideri. Non è solo una questione di strategie o eserciti, ma di vite spezzate. Anche Machiavelli, con il suo modo molto diretto di scrivere, dice che a volte la violenza viene usata per mantenere il potere, ma oggi sappiamo che la violenza non è mai la vera soluzione. La letteratura, quindi, ci aiuta a vedere la guerra in modo più profondo, non come qualcosa da glorificare, ma da comprendere, criticare e non ripetere mai più in futuro, anche se attualmente ci sono molti conflitti sparsi anche in tutto il mondo.
Il nostro video sull’ obiettivo 16 dell’Agenda 2030: raccontare la guerra per dire basta!
Quest’anno a scuola abbiamo realizzato un video in gruppo sull’obiettivo 16 dell’Agenda 2030, che parla di pace, giustizia e istituzioni solide così da rinnovare il modo di “raccontare la guerra”. E’ stata un’esperienza bellissima, sia dal punto di vista creativo che emotivo. Abbiamo girato in una casa abbandonata, usato fucili da softair gentilmente offerti dal nostro compagno Bruno e il drone di Giovanni, un altro compagno, per rendere la scena più realistica. La storia era ispirata ai conflitti attuali e raccontava la “storia” di un bambino in una zona di guerra (casa abbandonata) . Alla fine, il bambino moriva, e subito dopo compariva la scritta: “Questa non è finzione.” Poi voci narranti, la mia e quella di altri, spiegavano il significato dell’obiettivo 16. Abbiamo voluto trasmettere un messaggio chiaro: quello che si vede nei nostri video, pur essendo recitato, succede davvero in molte parti del mondo. L’intento non era solo emozionare, ma far riflettere. Tutti i professori e amici che hanno visto il nostro video hanno ammesso di essere stati colpiti da questa recitazione, soprattutto perché quello che mostra il video è una rappresentazione della realtà. Anche se viviamo in un paese in pace (per ora), sappiamo che in molte parti del mondo la guerra continua a distruggere vite e speranze. Basti pensare all’Ucraina, alla Siria, alla Palestina. Ogni giorno muoiono civili, spesso bambini, che non hanno nessuna colpa. È difficile accettare che anche al giorno d’oggi nel 20205 esistano ancora guerre così feroci. La tecnologia è avanzata, la comunicazione è immediata, ma l’uomo non ha ancora imparato davvero a scegliere la pace. Quando vedo certe immagini, provo rabbia e tristezza. E mi chiedo: a cosa serve tutto questo? Perché si continua a uccidere per idee, soldi o potere? È una domanda a cui nessuno riesce a dare una risposta davvero giusta proprio perché la guerra è SEMPRE insensata secondo me, soprattutto perché soffrono sempre gli innocenti!
Il ruolo della scuola e dei giovani nella costruzione della pace
La scuola ha un compito fondamentale: non solo insegnare le date delle guerre, ma farci capire cosa significano davvero. Progetti come quello che abbiamo fatto in educazione civica, ci permettono di sviluppare una coscienza critica, di metterci nei panni degli altri e di vedere la realtà con occhi più maturi oltre a rivoluzionare la sensibilizzazione sulla guerra e temi simili. Non servono grandi discorsi per costruire la pace, bastano piccoli gesti quotidiani: rispettare gli altri, ascoltare, capire che ogni vita è importante. Noi giovani abbiamo il dovere di costruire un futuro diverso, e iniziative come il nostro video dimostrano che possiamo già fare la nostra parte. Non cambieremo il mondo da soli, ma possiamo contribuire a renderlo un po’ migliore facendo capire alle persone, anche se tutti lo sanno, che la guerra é ingiustizia.
Raccontare per ricordare, agire per cambiare
Raccontare la guerra è importante per non dimenticare, ma anche per decidere da che parte stare. Io voglio stare dalla parte di chi crede nella pace, nella solidarietà, nel rispetto della vita. Il nostro video realizzato per la prova esperta di educazione civica mi ha fatto riflettere su quanto sia importante usare la voce, anche attraverso un video, per dire che la guerra non è una soluzione, ma un errore che si ripete. Ogni volta che qualcuno sceglie la pace, anche solo nel suo piccolo, fa un passo avanti per tutta l’umanità. Noi ragazzi, con i nostri progetti e la nostra voglia di cambiare, possiamo essere parte di questo cammino ma sinceramente non penso che riusciremo a cambiare molto finché i “potenti” non ci mettono il loro.
Luca Stetco – 3ATN
