Allora, siamo qui con il signor Carlo Goldoni. Senta Carlo, posso darle del tu? Io sono Luca, ho 17 anni e a scuola mi tocca studiare la sua “Riforma della Commedia”. Ma sinceramente: non si divertiva di più prima, quando c’erano i tipi con le maschere che improvvisavano a caso e facevano casino sul palco?

(Ride, sistemandosi i polsini di pizzo) Caro Luca, che piacere vedere un giovane così schietto! Vedi, l’improvvisazione era un po’ come quando tu cerchi di spiegare al prof che non hai studiato: all’inizio fa ridere, ma alla lunga diventa una noia mortale. Quelle maschere… Arlecchino che inciampava sempre sugli stessi piedi, Pantalone che faceva sempre le stesse battute spinte… basta! Volevo che il teatro somigliasse alla vita vera, quella che vedi per strada a Venezia. La vita è già una commedia, non serve inventarsi nasi finti.

Però ammetta che togliere le maschere è stato un bel rischio. È come se oggi togliessimo i filtri da Instagram: la gente va nel panico se vede la faccia vera!

Esattamente! Il pubblico dell’epoca voleva nascondersi dietro il legno e il cuoio. Io ho detto: “Giù la maschera, mostrate i vostri difetti!”. E sai che è successo? Si sono arrabbiati tutti! Specialmente quel Carlo Gozzi… un tipo così pesante che probabilmente si divertirebbe solo a un funerale. Lui voleva le fiabe e i draghi, io volevo le beghe tra vicini di casa e le donne forti.

A proposito di donne… Mirandolina, la Locandiera. Ma quanto è “boss”? Praticamente tiene in pugno tre uomini ricchi e poi si sposa il cameriere perché è l’unico che può gestire. Era una femminista ante-litteram o voleva solo fatturare?

(Sghignazza) Ah, Mirandolina! La mia creatura preferita. Diciamo che aveva capito tutto molto prima di voi. Sapeva che l’arma più potente non è la bellezza, ma l’intelligenza. Voleva dimostrare che una donna può mandare avanti un’azienda (la locanda) e far fessi i nobili senza spettinarsi. Fatturava? Sicuro. Ma lo faceva con una classe che i tuoi moderni “influencer” si sognano.

Senta, ma parliamo del finale. Lei a un certo punto molla Venezia e scappa a Parigi. Perché? È finito il Wi-Fi in Italia o i critici l’avevano stancata troppo?

Entrambe le cose, caro mio. I critici erano diventati dei troll insopportabili. E poi Parigi… la Ville Lumière! Pensavo di trovare il paradiso, invece mi sono ritrovato a insegnare italiano alle figlie del Re e a scrivere commedie in francese mentre scoppiava una rivoluzione. Diciamo che ho scelto il momento peggiore per fare il turista.

Un’ultima cosa: un consiglio per noi diciassettenni che oggi dobbiamo leggere i suoi testi e magari ci sembrano un po’ “vintage”?

Non guardate le parole difficili o il dialetto veneziano. Guardate i personaggi. Quel tizio che si vanta di essere ricco ma non ha un euro? È un mio personaggio. Quella ragazza che finge di essere timida ma comanda tutti? È mia. L’amico che si infila sempre nei guai per un malinteso? È mio. Io non ho scritto libri di scuola, Luca. Ho scritto lo specchio per i vostri selfie. Guardateci dentro, e vedrete che non siamo poi così diversi!

Luca Stetco – 4ATN

Alessandro Longhi – Ritratto di Carlo Goldoni (c 1757) Ca Goldoni Venezia – Close-up