Sabato 25 novembre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il prof. Bia ha invitato i nostri genitori per una lezione aperta a distanza per affrontare insieme il tema dell’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 relativo alla parità di genere delle donne, oggetto dell’UDA di educazione civica condotta dai proff. Bia e Scarpino, rispettivamente docenti di lettere e diritto. Il prodotto finale della stessa consisteva nella realizzazione di un’intervista a donne di nostra conoscenza (mamme, sorelle, amiche ecc) mettendo in evidenza i contenuti trattati nelle lezioni. Dal punto di vista storico-letterario abbiamo analizzato la storia delle donne (dall’antichità al suffragio universale in Italia), articoli giornalistici di casi cronaca di femminicidio e riflettuto sulla psicologia di un rapporto tossico (dai sintomi alle possibili soluzioni); d’altra parte dal punto di vista giuridico abbiamo analizzato gli articoli 29-34; 37 della Costituzione (Uguaglianza e divieto di discriminazione; Diritto alla dignità, diritti delle donne, Tutela della maternità e dell’infanzia; Diritto all’Istruzione , Tutela della famiglia, Diritto della donna sul lavoro).
Qual è la prima cosa che ti viene in mente quando si parla di “parità di genere“? Penso ad un’immagine in cui la donna e l’uomo sono sullo stesso piedistallo sia nella sfera privata che in quella pubblica. Ad oggi penso che la donna sia ancora posta a livello inferiore rispetto all’uomo. Uomini e donne dovrebbero avere gli stessi diritti e doveri ed essere trattati in maniera uguale indifferentemente dal proprio sesso. Questa è per me la parità di genere!
In che modo la società può contribuire a creare un ambiente più sicuro e rispettoso per le donne? Quali gli ostacoli che impediscono ancora oggi di raggiungere la piena parità di genere? La società può contribuire creando una cultura di rispetto e sensibilizzazione. È fondamentale educare le persone fin dalla giovane età sulle questioni legate alla violenza di genere e promuovere la consapevolezza sui diritti delle donne. Inoltre, devono essere implementate politiche aziendali e governative che favoriscano l’uguaglianza di genere. Gli ostacoli principali includono stereotipi culturali radicati, mancanza di parità salariale, discriminazione sul lavoro e la persistenza di una mentalità patriarcale. Per superare queste sfide, è necessario un impegno collettivo per cambiare le percezioni culturali e promuovere politiche che supportino l’uguaglianza di genere.
Sì, sin da piccoli i genitori dovrebbero insegnare il rispetto altrui, sia dei maschi verso le femmine che viceversa. Deve essere insegnato loro che la donna è una compagna che va amata e che è allo stesso livello; che i ruoli in un contesto famigliare vanno distribuiti equamente, in quanto l’affermazione “la donna deve stare a casa e gestire i figli” non è giusta!
Secondo te i social media possono essere utili per diffondere messaggi a favore della parità di genere e contro la violenza di genere? Sì, per me i social media sono fondamentali per diffondere messaggi significativi in quanto raggiungono la fascia di età dei ragazzi più giovani che sono quelli che possono ancora cambiare le cose.
In riferimento all’art. 37 della Costituzione (La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore) pensi che le donne siano tutelate a livello lavorativo? No, perché conosco donne che hanno dovuto rinunciare al proprio posto di lavoro per avere meno ore di lavoro e più tempo da dedicare alla famiglia. Al mio primo colloquio di lavoro, subito dopo il diploma, è stato chiesto se avessi intenzione di avere dei figli. Inoltre, è ancora molto diffuso il pregiudizio che alle donne spettano lavori più umili e semplici rispetto agli uomini. Eppure, se andiamo indietro nel tempo le donne hanno persino sostituito i loro mariti che erano impegnati in guerra!
Hai mai sentito parlare si Rosa Oliva, se sì, cosa ricordi? Si, ho già sentito parlare di Rosa Oliva: è stata il primo prefetto donna in Italia, un grande esempio di coraggio e determinazione. Dimostra come, quando la donna vuole imporsi veramente alle evidenti disuguaglianze, abbia la forza e la capacità di arrivare dove vuole, quindi al raggiungimento del suo obbiettivo
Pensi che le donne nel resto del mondo siano tutelate? No, non sono tutelate. In alcune culture la donna dalla nascita viene sottomessa all’uomo e crescendo, arriva a pensarlo anche lei. Oltre al proprio corpo, deve nascondere il volto e io lo trovo ingiusto perché la considero una privazione. Mi rammarica pensare che ci sono donne che rischiano continuamente la vita qualora non rispettassero regole che oggi dovrebbero essere superate.
Pensi che il recente caso di Giulia Cecchettin possa cambiare la situazione riguardante la violenza sulle donne e quindi sula parità di genere? Riguardo il caso di Giulia Cecchettin mi dispiace molto per quello che è successo e penso sia una tragedia che si sarebbe potuta evitare. Quello che mi fa riflettere è che, come Giulia, purtroppo, ci sono ancora moltissime altre donne che hanno subito la stessa violenza, a costo della loro vita. Più di tante parole, più di tante trasmissioni, bisogna dare un aiuto concreto affinché queste situazioni vengano completamente represse. In una relazione tossica non ti senti libera, non ti senti bene con il partner, non ti senti bene con te stessa: ti senti limitata e sbagliata. Il primo campanello d’allarme è quello appunto di sentirsi in colpa e perennemente controllata. Sicuramente è stato un fatto di cronaca che ha scosso l’opinione pubblica e di cui si è parlato tanto. Speriamo che vengano prese in considerazione nuove misure di protezione per le donne anche se probabilmente la soluzione non sarà immediata.
In che modo è possibile combattere la violenza? Sicuramente è possibile combattere la violenza. Innanzitutto bisogna avere il coraggio di parlare con qualcuno di ciò che stai vivendo: affrontare un problema da soli è sempre molto più difficile che non affrontarlo affiancati da persone che possono aiutarti a risolverlo. Si può combattere la violenza denunciando, non pensando che le cose si risolvano da sole, perché così non sarà mai, ma anzi la situazione diventerebbe fuori controllo. Inoltre c’è bisogno di uno stato che tuteli la donna e blocchi le violenze in maniera più decisiva e autoritaria.
In riferimento all’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 dell’ONU, che mira a raggiungere l’uguaglianza di genere entro il 2030, secondo te è realizzabile? E se sì, quali azioni credi siano necessarie per raggiungere questo obiettivo ambizioso? L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 è un impegno significativo per promuovere l’uguaglianza di genere. Tuttavia, la realizzabilità dipenderà dall’impegno globale e dalle azioni concrete intraprese. È fondamentale che i governi, le organizzazioni e la società civile lavorino insieme per implementare politiche che abbattano le barriere di genere e promuovano un cambiamento culturale profondo. L’educazione, l’accesso alle risorse e l’eliminazione degli stereotipi sono chiavi per rendere effettiva questa ambiziosa missione.
Chi è per te una donna forte? Una donna forte è LA DONNA che nonostante tutto quello che vive nella sua vita, riesce sempre a rialzarsi, a trovare in ogni cosa e in ogni situazione un motivo di gioia per vivere bene, ripetendo a sé stessa «Io valgo sempre e comunque perché sono donna, sono importante perché lo sono prima di tutto per me stessa.»
Le voci coraggiose delle donne intervistate sottolineano che l’uguaglianza di genere deve tradursi in azioni concrete. Mentre la legislazione attuale fornisce un quadro importante, è essenziale un impegno continuo per applicare e rafforzare questi principi. La nostra intervista diventa così un monito alla necessità di un cambiamento radicale nella percezione della società. Questo cambiamento dovrebbe abbracciare la giustizia e l’uguaglianza di genere come principi fondamentali su cui costruire un futuro migliore per tutti, superando le barriere culturali e gli stereotipi che ancora permeano molte sfere della vita quotidiana.
Apedogan Josue , Celin Alice e Schievenin Marco – 1AE
