Riflessioni a fronte dell’incontro con Alessandro Barbaglia, autore e docente della Scuola Holden di Torino.

Mercoledì 11 marzo 2026, all’Istituto Barsanti, noi delle classi terze abbiamo avuto
un’occasione di riflessione davvero importante. Dalle 9:00 alle 11:00 abbiamo incontrato
Alessandro Barbaglia, scrittore e docente alla Scuola Holden di Torino, per parlare di un
grande classico del Novecento: Gli occhiali d’oro di Giorgio Bassani.
L’incontro si è aperto con un racconto toccante da parte di Barbaglia, che ha introdotto il
tema della discriminazione attraverso una conversazione avvenuta in stazione a Mestre
qualche giorno prima. Lui e un suo amico, apertamente omosessuale, intravidero in
lontananza due ragazze che si baciavano; da qui Barbaglia ha aperto una riflessione: “Ora
magari non mi fa strano, ma se avessi avuto 16 anni mi avrebbe fatto strano?”. Attraverso
questo pensiero ha introdotto la storia di Maria Silvia Spolato.
Si racconta di una protesta femminista avvenuta l’8 marzo 1972. La data non era casuale: la
protesta si tenne proprio nella giornata della Festa della donna. La manifestazione raggiunse
dimensioni notevoli, circa 10.000 partecipanti, e fu di tale impatto che molte immagini
vennero pubblicate sui giornali. Tra queste, una foto si distinse non per la qualità tecnica, ma
per il contenuto del cartello tenuto dalla donna raffigurata: vi era scritto qualcosa di mai visto
né sentito prima, ovvero “Fronte Di Liberazione Omosessuale”.
Quel cartello era tenuto in mano proprio da Maria Silvia Spolato, che non passò inosservata:
era infatti una docente di matematica in un liceo di Roma e autrice di libri sulla materia.
Attraverso il passaparola il suo nome emerse; venne rimossa dalla sua cattedra dal
Ministero dell’Istruzione e spostata in una scuola media nella periferia del Lazio. Lì rimase
poco: dopo sei mesi fu sospesa dal ruolo di insegnante e i suoi libri vennero ritirati dal
mercato dalla Zanichelli. In seguito a questi fatti, la famiglia la ripudiò completamente e la
donna fu costretta a vivere in povertà assoluta, abitando sui treni tra Padova e Venezia.
La sua storia venne dimenticata fino a quando, a causa di alcune ferite (si dice provocate da
un’aggressione), fu ricoverata in una casa di riposo a Bolzano. In quella struttura Maria Silvia
Spolato non parlava quasi mai, tanto che la presero per pazza. Tutto cambiò il giorno in cui
un fotografo si recò nella casa di riposo. Inizialmente la saltò ma, proprio prima che lui
andasse via, fu scosso dalla voce di Maria Silvia che gli chiese: “Una foto non me la fai?”.
Dopo quella frase, lei iniziò a raccontare la sua storia, permettendo a questo capitolo di
cronaca di essere rispolverato. Maria Silvia Spolato è morta nel 2018 nella stessa struttura.
Dopo aver analizzato questo contesto storico, Barbaglia ci ha confessato una cosa molto
sincera: quando ha letto il libro di Bassani la prima volta, da giovane, non ne aveva colto del
tutto il senso. Rileggendolo negli anni, però, ogni parola ha trovato il suo posto. Termini che
prima sembravano insignificanti hanno iniziato a pesare tantissimo, dimostrandoci come la
nostra visione di un libro cambi insieme alla maturità.
Il cuore del dibattito è stato il personaggio del Dottor Fadigati, protagonista del romanzo.
Medico colto, stimato e dai modi squisiti, Fadigati finisce vittima dell’ipocrisia della Ferrara
del 1938. Il suo “segreto”, l’omosessualità, lo trasforma da cittadino modello a paria della
società. Barbaglia ci ha spinti a riflettere su un paradosso crudele: mentre il giovane Deliliers
(uno studente approfittatore) non subisce alcuno scandalo, la società scarica tutto il suo disprezzo sul medico. Fadigati viene etichettato come un “uomo strano”, in un clima già
avvelenato dalle leggi razziali. La solitudine e l’abbandono lo porteranno infine alla scelta
tragica del suicidio.
Oggi la diversità non deve più essere un motivo per escludere qualcuno, ma una ricchezza
da custodire. Come è stato sottolineato durante l’incontro, riscoprire il valore dell’ “altro” è
l’unico modo per lasciare un’impronta positiva. Nell’ultima parte, Barbaglia ha risposto alle
nostre curiosità spiegando che nel messaggio di Bassani si intrecciano sofferenza, solitudine
e incomunicabilità.
Questo incontro è stato estremamente significativo. Mi ha permesso di conoscere figure
come Maria Silvia Spolato, che ebbe il coraggio di manifestare per diritti allora “scandalosi”,
e di riscoprire Bassani con occhi nuovi. È un’esperienza che porterò con me nel mio
percorso di crescita.


Benozzi Luca Domenico e Parisi Rosanna – 3AIF

Alessandro Barbaglia
Alessandro Barbaglia