La prima donna afro-discendente ad andare nello spazio

Mae Caroline Jemison nasce a Decatur, Alabama, il 17 ottobre del 1956 ma a 3 anni si trasferisce a Chicago, dove i suoi genitori (una maestra di scuola elementare e un falegname) pensano ci siano migliori opportunità per la formazione dei propri figli.

Fin da piccola Mae ha le idee chiare. ”Da bambina” racconta in una delle sue interviste ”Ho sempre pensato che sarei andata nello spazio. Pensavo, quando sarò grande, andare nello spazio sarà come andare a lavorare. E pensavo anche che per andare nello spazio sarebbe stato più facile fare l’astronauta sullo shuttle che aspettare ET che mi venisse a prendere […]” Tra i suoi ispiratori ci sono personaggi di spicco come Martin Luther King, la quale condivide l’ideale del Sogno, ma anche di fantasia come la tenente Uhura di Star Trek, di cui è un grande fan.

Seguendo questi ideali a 16 anni, Mae entra alla Stanford University, sostenuta da una buona dose di ingenuità e arroganza che l’aiuta a superare, a volte senza rendersi conto fino in fondo, della difficile condizione dell’ essere una giovane donna nera alla facoltà di ingegneria chimica, in un paese, come gli Stati Uniti degli anni ’70, in cui il tema delle discriminazioni razziali e sessuali è ancora molto forte.

Nel 1977 Mae si laurea alla Standford, nel 1981 diventa Dottore in Medicina al Cornell Medical College della Cornell University. Inizia il suo internato e viaggia verso Cuba, il Kenya e la Thailandia per portare primo soccorso.

Nel 1983, dopo aver visto la missione di Sally Ride, la prima donna americana ad andare nello spazio, Mae si convince che il programma spaziale della NASA sia pronto per accogliere una donna afro-americana, si candida e viene respinta ma ci riprova e nel 1987 viene accettata. 

Dopo qualche anno di lavoro nei laboratori, nel 1992 parte per la sua unica missione: dal 12 al 20 settembre 1992 resta nello spazio 190 ore, 30 minuti e 23 secondi. 

Nel Marzo 1993 lascia la NASA, con rammarico dei suoi superiori, dicendo di essere interessata più all’interazione tra scienze sociali e tecnologie, tra tecnologie e vita quotidiana. Fonda così una propria azienda, la Jemison Group, che svolge attività di ricerca e commercializza tecnologie per la vita quotidiana. Di lì a poco fonda anche la Dorothy Jemison Foundation for Excellence, intitolata alla propria madre, che finanzia i The Earth We Share (TEWS) camps, dove studenti tra i 12 e i 16 anni spendono ogni anno quattro settimane a interrogarsi sui grandi temi di importanza globale.

Il 1993 è anche l’anno in cui Mae, grande fan di Star Trek dai tempi di Uhura, prende parte all’episodio “Second Chance” nei panni del Tenente Palmer, diventando la prima vera astronauta ad apparire nella serie.

Negli anni a seguire, e ancora oggi, sfruttando la fama che le deriva dall’esser stata la prima astronauta afro-americana, Mae Jemison partecipa a conferenze e dibattiti promuovendo l’importanza dello studio congiunto delle arti e della scienza.

 La storia di Mae Jemison è un esempio straordinario di determinazione, talento e coraggio. La sua lotta per superare le discriminazioni razziali e di genere per raggiungere i suoi obiettivi è un’ispirazione per tutte le donne, in particolare per le donne nere. La sua carriera nella scienza e nello spazio apre la strada per le giovani donne di oggi, incoraggiandole a perseguire le materie STEM e a non lasciarsi intimidire dagli ostacoli che potrebbero trovare in un mondo strettamente maschile. È importante perciò garantire pari opportunità a tutte le donne, indipendentemente dalle loro origini affinché possano realizzare il loro pieno potenziale e contribuire in modo significativo alla società. Mae Jemison è un esempio vivente di come la diversità e l’inclusione siano fondamentali per il progresso e l’innovazione tecnologica e culturale.

Ilaria Priore – 2CI