Lo spettacolo “Rosso Malpelo” è stato messo in scena al teatro Sant’Anna di Treviso, un teatro di nuova
concezione e per questo abbastanza moderno, normalmente utilizzato per effettuarvi spettacoli per le
scolaresche e corsi di teatro per diverse fasce d’età.
Il testo verghiano è stato scelto dalla compagnia I Guitti per i due temi principali trattati, la rassegnazione e
la solitudine, che la bravura degli interpreti e la loro immedesimazione nel personaggio hanno trasmesso
agli spettatori.
Il primo passo effettuato dalla compagnia è stata la riduzione del testo narrativo a testo teatrale: la novella
è stata ridotta ai soli dialoghi, il resto si ricava dall’ambientazione. Sotto questo aspetto, per alcune parti,
che erano difficili da rendere solo attraverso i dialoghi, gli attori si sono serviti di una voce narrante che
spiegava agli spettatori la situazione che Verga voleva descrivere.
A causa di questo cambiamento bisogna adottare delle scelte registiche per far intendere al meglio i
significati che la novella vuole trasmettere. Le scelte registiche significative che abbiamo riscontrato in
questo testo sono state diverse: la sottolineatura della parola ‘’bestia’’ ogni qualvolta si nominasse Malpelo
o ancora di più il padre, Mastro Misciu, e il racconto in prima persona delle sensazioni che Malpelo prova
durante le varie fasi della novella.
Come abbiamo anticipato, la narrazione delle sensazioni di Malpelo viene resa tramite una voce narrante,
che sopperisce anche all’impossibilità di avere un bambino che interpreti il protagonista all’interno dello
spettacolo, così che il protagonista non appare mai, ma è continuamente evocato.
Un giudizio particolare, secondo noi, lo meritano gli attori: sono stati all’altezza del testo e si sono
comportati veramente molto bene all’interno dello spettacolo, in quanto è difficile mantenere un alto
livello di concentrazione e di espressività per un tempo così lungo. Una menzione speciale la vorremmo fare
all’attrice che ha interpretato la madre di Malpelo, che è stata in grado di esprimere benissimo le
sensazioni provate per la disgrazia del figlio, la morte del marito e i duri giudizi subiti da parte degli altri
compaesani.
La riscrittura del testo, comunque, non ha snaturato la trama della novella, e la bravura degli attori ha reso
perfettamente il messaggio di Verga: l’ambientazione i personaggi e anche la maggior parte dei dialoghi
vengono rispettati; unico limite della sceneggiatura è che hanno dovuto tagliare le parti in cui Malpelo
agiva all’interno e all’esterno della cava. L’inserimento della voce narrante ha rimediato a questo problema.
Un altro punto di forza, secondo noi, è stata la scenografia, molto realistica, fino alla carrucola della cava
che sembrava una vera carrucola da utilizzare per scendere in miniera. Gli attrezzi e tutti i vari materiali di
scena sono realistici e molto simili agli originali. Molto ricca la dotazione di oggetti di scena e questo faceva
sembrare il palco, agli occhi del pubblico, pieno e ben distribuito.
Vista la bravura degli attori nell’interpretazione e nell’intrattenimento del pubblico ho notato un alto indice
di gradimento dello spettacolo. Ho visto molta attenzione e interessamento da parte del pubblico durante il
racconto della novella. Confrontandoci con i nostri compagni tutti hanno apprezzato Rosso Malpelo e dopo
lo spettacolo sono rimasti colpiti dalla bellezza del racconto.

Samuel Mesisca e Matteo Facin – 5AAM

Foto: dal sito della compagnia "I Guitti".