Riflessioni a margine dello spettacolo teatrale “Rosso Malpelo” a cura della compagnia “I Guitti” visto da tutte le classi quinte mercoledì 28 febbraio alle 11 presso il Teatro “Sant’Anna” di Treviso

Siedo sulla schiena di un uomo, soffocandolo, costringendolo a portarmi. E intanto cerco di convincere me e
gli altri che sono pieno di compassione per lui e manifesto il desiderio di migliorare la sua sorte con ogni
mezzo possibile. Tranne che scendere dalla sua schiena.

Leggendo la citazione tratta dal saggio di Tolstoj intitolato “Che fare?”, nasce spontanea una riflessione sulle
forme di schiavitù che l’umanità ha perpetrato nei secoli passati.
Ancora oggi però, secondo le stime di “Save the Children”, più di 160 milioni di bambini sono intrappolati nelle
maglie dello sfruttamento lavorativo.
E proprio come l’uomo della metafora di Tolstoj, Rosso Malpelo, il protagonista della novella di Verga e dello
spettacolo teatrale del 28 febbraio, è schiacciato dal peso di una vita di sfruttamento e fatica.
Nel passato, il lavoro minorile era diffuso e accettato come parte integrante della vita quotidiana. Un esempio
lampante è quello raccontato nel celebre racconto verista, dove il giovane protagonista viene costretto a
lavorare nelle miniere fin da bambino. Le condizioni di vita dei carusi siciliani erano spesso estremamente dure
e pericolose, dovevano infatti sopportare lunghe ore di lavoro, ricevendo una scarsa paga e non esistevano
ancora delle forme di tutela per la sicurezza sul lavoro.
Un tempo, infatti, i bambini venivano impiegati in miniere, fabbriche tessili e altre industrie, spesso a discapito
della loro istruzione e salute. Molte famiglie povere facevano lavorare i propri figli come servitori domestici
presso famiglie più ricche, privandoli dei loro diritti. Nei paesi colonizzati, molti altri bambini venivano invece
sfruttati nelle piantagioni di zucchero, cotone, caffè e altri prodotti agricoli, sottoponendoli a gravi abusi.
Al contrario, nel presente, grazie all’emanazione di leggi sulla tutela del lavoro minorile e all’attenzione
crescente verso i diritti dei bambini, lo sfruttamento dei piccoli lavoratori è stato fortemente ridotto in molti paesi
sviluppati. Esistono infatti organizzazioni internazionali e non governative che combattono attivamente per
limitare il lavoro minorile e garantire che tutti i bambini abbiano accesso a un’istruzione e a un futuro migliore.
Anche se c’è ancora molto lavoro da fare, i progressi compiuti rappresentano un segno positivo di
cambiamento rispetto al passato.
Oggi i giovani si trovano però ad affrontare altre dolorose sfide e una di queste è rappresentata dal bullismo,
specialmente in forma digitale, cioè il cyberbullismo. Quest’ultimo consiste nell’usare internet e i social media
per fare del male agli altri, creando problemi anche nella vita reale.
Un modo per capire meglio questa problematica è guardando nuovamente a storie del passato come “Rosso
Malpelo”. Dalla vicenda nata dalla fantasia di Verga si evince come le persone possono essere trattate con
prepotenza a causa di alcuni pregiudizi sull’aspetto fisico. Proviamo infatti a immaginare la figura di Rosso
Malpelo come una sorta di archetipo di un bambino vittima di bullismo. Rosso è trascurato, maltratto e deriso
per i suoi capelli rossi, che gli sono valsi questo spiacevole soprannome, crescendo così “torvo, ringhioso e
selvatico”.
Affrontare il bullismo richiede un impegno da parte di tutti: genitori, insegnanti e istituzioni. È importante
educare le persone sugli effetti negativi delle prepotenze, promuovendo la gentilezza e l’empatia. In questo
modo, possiamo sperare di creare un ambiente in cui il rispetto reciproco sia la norma.

Gli studenti della 5CI

Foto da "Pixabay".