In un brano estratto dal suo saggio “Funzione educativa del teatro”, Gaetano Oliva, docente di Storia del Teatro presso l’Università del Sacro Cuore di Milano, l’autore parla del rapporto tra teatro ed educazione. Egli spiega che il teatro non serve solo a divertire il pubblico, ma aiuta le persone a crescere e a conoscere meglio se stessi. Attraverso il teatro, infatti, si possono esprimere emozioni, sviluppare la creatività e imparare a stare con gli altri.
La “posizione mediana”
Secondo Oliva il teatro si trova in una posizione mediana, cioè a metà tra il mondo interiore della persona e la realtà della vita quotidiana. Da una parte permette di entrare in contatto con le proprie emozioni, paure, sogni e pensieri; dall’altra mette le esperienze a confronto con il mondo esterno. Per questo motivo nel teatro si può sperimentare e conoscere meglio se stessi e la realtà che ci circonda.
Il teatro come cammino di crescita
Il teatro non serve quindi solo a intrattenere il pubblico, ma anche a educarlo. Attraverso quest’arte si possono capire meglio i comportamenti delle persone e i problemi della società, come aveva già pensato Carlo Goldoni nel Settecento con la sua riforma teatrale. Oliva usa la parola “percorso”, per definire il teatro come un cammino che aiuta la persona a crescere e a sviluppare maggiore consapevolezza sul mondo. Il teatro e l’educazione hanno quindi diversi aspetti in comune: entrambi mettono al centro la persona, le permettono di esprimersi liberamente, aiutano a sviluppare la creatività, la comunicazione e la capacità di lavorare con gli altri. Il teatro è infatti sia un’esperienza personale che di gruppo.
La mia esperienza personale
Secondo me il teatro può essere uno strumento educativo molto importante, soprattutto per i giovani. Facendo l’animatore vedo che il teatro aiuta tanto noi animatori per veicolare messaggi in modo chiaro e semplice sia ai bambini più piccoli che ai ragazzi più grandi; inoltre ci aiuta a essere noi stessi e far passare senza filtri i nostri pensieri.
Un’altra esperienza che mi ha permesso di riscontrare l’accezione educativa del teatro è stata l’uscita teatrale con la mia classe per assistere allo spettacolo “La locandiera” della compagnia teatrale “Il Carro di Tespi” al Teatro Accademico. Questa opportunità ha significato per me e per i miei compagni un aiuto non indifferente nell’affiancamento dello studio della riforma goldoniana e dell’ opera della Locandiera.
Inoltre, il teatro aiuta a capire meglio gli altri, perché quando s’interpreta un ruolo, bisogna provare a mettersi nei panni di un’altra persona. Fondamentale è anche il lavoro di gruppo: in teatro è necessario collaborare con gli altri per ottenere un buon risultato e questo insegna a rispettare le idee degli altri e lavorare insieme. Sulla base delle mie esperienze personali penso che il teatro non sia solo divertimento, ma anche un’attività utile per la crescita personale.
Carlo Sabbadin – 4AMC
