16 maggio 2025. É venerdì mattina. Ci troviamo a Castelfranco Veneto, più
precisamente in una classe prima del profilo tecnico del IIS Barsanti Galilei.
Gli alunni della classe prima, sezione G, sono tutti emozionati perché dopo mesi di
scuola finalmente possono riposarsi per qualche ora in uscita didattica.
Insieme all’insegnante di disegno tecnico, Zavarise Mara, e all’insegnante di lettere e
storia, De Maria Michela, si va a visitare il parco e la villa Revedin Bolasco.
Si lascia l’istituto alle 10:30 e ci si reca sul posto tramite una breve passeggiata di
circa 20 minuti.
Subito dopo i cancelli d’entrata, ci sono le guide ad aspettare per far strada tra
piante centenarie e decine di statue, ognuna con una storia diversa da raccontare.
La guida della classe 1°G si presenta: finalmente si parte per visitare questo magico
posto.
Si incammina lungo una stradina di terra battuta di colore quasi bianco: il contrasto
col verde dell’erba è incantevole.
Guardandosi intorno si possono vedere degli studenti di biologia dell’università di
Padova occupati a studiare degli alberi: sono tutti vestiti di bianco con delle tute di
protezione per non danneggiare flora e fauna locale, soprattutto i microrganismi che
probabilmente stanno osservando.
Proseguono e arrivano alla cavallerizza, un prato circolare con una certa pendenza
verso il centro.
La guida inizia a spiegare: questo è il luogo dove il proprietario della villa faceva
correre i suoi cavalli. Intorno alla cavallerizza ci sono in cerchio 50 statue di divinità
tutte diverse, ognuna con un significato. Molte di queste sono state rovinate dal
tempo e dagli agenti atmosferici e nonostante il restauro continuano a subire
cambiamenti non irrilevanti.
Questo accade per via del materiale di cui sono costituite; infatti, essendo di roccia
tenera è stato molto facile crearle, ma altrettanto rovinarle.
Proseguendo con il percorso si raggiunge il primo laghetto artificiale con all’interno
pesci e tartarughe alloctone provenienti dall’America.
Andando ancora avanti si può vedere una piccola conca nel terreno dovuta allo
sradicamento di un Abete centenario che col cedimento del terreno non è riuscito a
reggere. Poco distante da questo “Abete Fantasma” ce n’è un altro molto più
giovane che viene protetto da delle transenne per non rischiare che si abbatta su di
esso lo stesso destino del suo vecchio vicino.
Continuando il cammino ci si imbatte nella cavana, antico luogo dove si attraccano le
barche utilizzate dai proprietari della villa per girare tra i ruscelli che collegavano
tutte le parti del parco.
Passando oltre si può vedere una struttura diversa da tutto il resto: è di un giallo
acceso e dai lineamenti più arrotondati, stile non di certo della stessa epoca della
villa. Infatti, questa piccola costruzione è stata costruita molti anni dopo con uno stile
più orientale. Veniva utilizzato come serra per le piante di limoni da cui prende il
nome “limonaia”.
A pochissimi passi dalla limonaia c’è l’entrata della villa.
É veramente molto grande con numerose finestre lungo tutta la facciata. Finalmente
si entra!
Come prima cosa la guida mostra la scuderia e spiega i vari dettagli. Il proprietario
che fece costruire la scuderia aveva venti cavalli quindi all’interno ci sono venti
scompartimenti ognuno con una greppia per il foraggio in ferro battuto e un
abbeveratoio realizzato in marmo rosso di Verona, le spondine laterali terminano in
ricercate decorazioni in ferro battuto. Ogni scomparto ha sopra una targa in pietra
bianca con scritto il nome del cavallo ospitato e molti di questi sono tratti da classici
della letteratura perché il proprietario amava lo spettacolo.
Usciti dalla scuderia si passa alla cucina estiva che veniva utilizzata per preparare il
cibo di grandi banchetti che venivano organizzati nel parco durante la bella stagione.
Proseguendo si entra nella villa imbattendosi in una scala a chiocciola chiamata
“scalone monumentale”, portata a termine dal Meduna nel 1855 decorando ogni
singolo gradino con un decoro differente, tutti con motivo floreale.
Lasciandosi alle spalle la scalinata. la classe segue la guida per recarsi alla stanza
del Biliardo. All’interno c’è un enorme tavolo che veniva utilizzato per i momenti di
divertimento, come un tavolo da biliardo moderno ricoperto da un velluto verde dove
far scorrere le biglie durante le partite.
Raggiungono finalmente l’ultima stanza, la sala delle feste.
É una sala abbastanza grande con quattro affreschi sulle pareti sinistre ed enormi
finestre su quella destra. Le tende che coprono per metà le vetrate non sono originali
perché quelle vere sono rovinate dal tempo, ma i ricercatori le stanno studiando per
fare in modo che vengano riprodotte come quelle vere e proprie.
La guida spiega brevemente la storia degli affreschi spiegando il loro significato:
rappresentano in ordine le fasi di crescita di una giovane donna a quell’epoca con il
ballo di iniziazione dove veniva accompagnata dalla sua dama per poi scegliere il
suo cavaliere.
Usciti dalla villa ringraziano e salutano la guida ed escono dai cancelli.
La 1°G si incammina nuovamente verso la scuola per tornare sui banchi di scuola.
Alla fine della passeggiata però l’orario scolastico è giunto al termine e tutti rientrano
a casa contenti di aver passato una giornata alternativa alla classica lezione sui
banchi…
Sofia Fregona – 1G
