Il nostro istituto è stato impegnato in un viaggio studio a Broadstairs, una cittadina nel distretto del Thanet,                 contea del Kent in Inghilterra dal 27 agosto al 10 settembre. Gli studenti sono stati                         accompagnati dai seguenti docenti: professoresse Mazzega, Valentini ,Tostello e il prof. Cavallin.
Qualche intoppo con i bagagli non ci ha fermati nel decollare alla volta di Gatwick, dove un fresco
venticello ci aspettava fuori dall’aereo per farci capire che eravamo arrivati. Un bus ci ha poi portati
a Broadstairs dove abbiamo conosciuto le famiglie con cui avremmo trascorso le successive due
settimane. Broadstairs è una cittadina tranquilla che anche la sera era animata dai
ragazzi del posto e chi tra noi che volesse fare un giro del posto e divertirsi.

Delle diverse attività commerciali presenti, solo alcune rimanevano aperte fino a sera tarda: i pub, in
particolare, proponevano spesso della musica dal vivo, ma per potervi entrare era
richiesto un documento che certificasse la maggiore età. Molte famiglie ospitanti, probabilmente
sentendosi responsabili dei ragazzi minorenni ospitati, hanno imposto un coprifuoco che si
aggirava intorno alle 10/11 p.m., anche se poi, spesso, non era rispettato al minuto…
Dopo poco, le prime difficoltà legate alla lingua e in generale all’interazione con la gente locale non
sono state più un problema
. Con il passare del tempo, il gruppo si è consolidato, tanto da
trovarci anche al di fuori delle attività per dare sfogo a iniziative personali come l’accensione
di un falò in spiaggia: una bella esperienza, un momento di serenità e di condivisione sulla
spiaggia. Ognuno di noi ha portato dai boschetti nei pressi della casa un po’ di legna, che poi abbiamo
raggruppato in un piccolo cratere sulla spiaggia; la mano dei piromani con anni di esperienza negli
scout è stata fondamentale per la buona riuscita di queste esperienze! Abbiamo poi fatto amicizia
con gli altri studenti della scuola che frequentavamo o gruppetti locali che amavano divertirsi e
come noi conoscere gente nuova. Sono state due settimane di spensieratezza adatte per rilassarsi
e mettere alla prova noi stessi tentando di relazionare con altre persone aventi abitudini diverse.


Tutte le mattine la sveglia suonava alle 7:45 a.m., giusto il tempo di fare una “sana”
colazione inglese, lavarsi viso e denti, tirare a sorte su cosa sarebbe stato più adatto indossare
quel giorno e mettersi le scarpe, che già erano le 8:40 a.m. Nonostante il puntuale ritardo ci
si dirigeva verso la scuola. Durante la strada si incrociavano gli altri compagni, di classe e non, con
cui ci si teneva compagnia lungo i pressappoco venti minuti che separavano la scuola dalle nostre
case. Ad accoglierci ed indirizzarci all’entrata c’erano i nostri professori; tra tutti in particolare si
distingueva l’immancabile Diana White: una simpatica anziana che sembrava facesse quel lavoro
per occupare il tempo e stare con noi giovani più che per una remunerazione monetaria. Durante
le mattinate diversi topics venivano affrontati e discussi da noi studenti in classe con l’intento di
apprendere la maggiore quantità di lessico possibile
. Seguiva poi il pranzo; dei buoni pasto a noi
concessi ci aiutavano a gestire le spese del pranzo confidando nelle diverse attività gastronomiche
aderenti all’iniziativa della scuola. In paese il cibo era accettabile, ci si adattava con un panino o un
fish & chips anche se alle volte la tentazione di un pranzo all’italiana non veniva affatto repressa.
Seguiva poi il pomeriggio nel quale attività pensate apposta per noi, come giochi di gruppo
sulla spiaggia
e nuotate nel Mar del Nord. Terminate le attività pomeridiane arrivava il momento di
tornare a casa; lungo la strada un solo pensiero fisso in testa: “Cosa avrà preparato a cena la host
mum
?”. Mediamente, si cenava alle 6 p.m., e le opinioni contrastanti sulla qualità del cibo proposto si
dissolvevano con la fame che si era accumulata durante la giornata. La serata procedeva poi in
momenti di ritrovo comune in paese, dove ogni sera ci venivano proposte attività sempre diverse.
Si spaziava dalla recitazione, al canto, al cinema, fino ai balli tradizionali; insomma non c’era modo
di annoiarsi!

Nel “week end” la scuola era chiusa e quindi ne approfittavamo per una gita di un giorno a
Londra: una città pulita, allegra e caotica al punto giusto. È stato bello verificare di
persona che la città che ti avevano da tempo descritto e che ti eri immaginato, rispecchiava
pienamente le tue aspettative. Siamo stati a Londra tutti e due i sabati ed in entrambi, per fortuna,
il tipico cielo londinese ha dato spazio ad un sole che ci ha costretti a rimanere in maniche corte. Il
sabato prima della partenza per tornare in patria ci siamo ritrovati tutti attorno ad un falò in segno
anche del legame che in due settimane assieme si era venuto a creare
. La felicità di tornare veniva
a tratti interrotta dal pensiero di dover interrompere una routine leggera a cui tutti ci eravamo
abituati. Ormai, attraversare la strada guardando prima a destra era consuetudine; gli inglesi sono
dei pessimi guidatori, ma con fatica ci siamo abituati anche a quello.
Il viaggio studio è un’esperienza più che positiva che mi sento vivamente di consigliare a tutti coloro che abbiano
voglia di passare due settimane con ritmi di vita sereni e tranquilli ma divertendosi imparando a
convivere con lingue e usanze
differenti.

Giacomo Martini 5AAU